Dallo spot al post

“In principio era Carosello!”. Direbbe qualcuno. E in effetti è un po’ così. C’è stato un momento a partire dal quale, circa 60 anni fa, il personaggio famoso, il divo del cinematografo che faceva battere i cuori e sospirare, ha iniziato ad incarnare il volto rassicurante che convinceva il signor Rossi, il “telespettatore” (leggasi famiglia media italiana nel boom anni ’50 ) ad “acquistare”. 

“Con quella bocca può dire ciò che vuole!”.

Virna Lisi, icona di bellezza del cinema italiano, era stata scelta per interpretare il sorriso più bello della televisione nello spot del dentifricio Chlorodent. E se lo diceva Virna Lisi, voleva dire che Chlorodent i denti li lavava bene davvero. Poco ma sicuro. Il divo era convincente a prescindere.

E così Mike Buongiorno per la grappa, Nino Manfredi per il caffè o le gemelle Kessler per le calze divennero i testimonial garanti dei prodotti reclamizzati.

 

Cantava Renzo Arbore negli anni ’80 “Tu nella vita comandi fino a quando hai stretto in mano il tuo telecomando”.

telecomando

Con l’arrivo della tv commerciale, a partire dai primi anni ’80, cambia tutto. Gli spot pubblicitari diventano il pilastro che sorregge le trasmissioni (in tutti i sensi), si inseriscono prepotentemente nel flusso delle immagini e con l’arrivo del telecomando il signor Rossi, che ora si chiama “consumatore”, passa dalla sedia del bar al divano di casa e scopre un nuovo gesto talmente quotidiano da diventare istintivo : lo zapping.

I consigli per gli acquisti iniziano ad annoiare e le aziende sentono la necessità di cambiare prospettiva, di dover attirare l’attenzione con altre tecniche.

Ma poi arriva Internet. Il digitale. I monitor dei computer. Poi i palmari. Poi gli smartphone. E cambia tutto ancora.

La comunicazione da verticale diventa orizzontale. I quotidiani virano verso il digitale. La televisione diventa on demand e interattiva. Adesso è il pubblico che sceglie. A proposito di scelta…

 

Dallo zapping allo scrolling

Dallo zapping, in cui è il pollice il vero protagonista e il resto della mano ha solo un ruolo di “reggenza”, nel senso che “sorregge soltanto”, si è passati allo scrolling, dove il pollice anziché schiacciare un tastino scorre uno schermo.

In un piccolo gesto c’è tutto un passaggio epocale. Un tempo con un pollice si sceglieva se risparmiare la vita a un gladiatore, adesso si sceglie se una cosa ci piace oppure no. Ma il succo non cambia. È sempre questione di scelte.

Se prima si fidava di quello che diceva il giornale o il divo alla tv, adesso i messaggi e le fonti sono talmente molteplici e dispersive che il signor Rossi, che ora si chiama “consumer”, rischia di fare la scelta sbagliata.

Adesso di chi si fida? A chi dà retta? Cosa sceglie?

Se prima chiedeva al vicino o faceva una telefonata al cugino per sapere quale fosse il trapano migliore da acquistare, ora il bisogno di sicurezza lo porta ad informarsi su Google, nei blog, nelle recensioni o su Instagram. Nel web si trova tutto. Figuriamoci se non trova anche il miglior “consiglio per gli acquisti”.

Ora sono gli utenti stessi a condividere un’esperienza d’acquisto.

E i brand, che poi sarebbero “le aziende” (quelle che una volta il signor Rossi chiamava “le fabbrichette”) devono fare i conti con questa realtà per costruire la propria reputazione e credibilità.

Dal testimonial all’influencer

influencer marketing

E qui entra in gioco l’influencer marketing. I brand sfruttano le dinamiche del web scovando “qualcuno che ispiri fiducia”. L’influencer è un personaggio, spesso nato sul web attraverso un blog o un canale YouTube, che ha saputo raccogliere attorno a sé migliaia di follower grazie alla propria competenza o alla propria abilità comunicativa.

Si è costruito una reputazione perché con costanza e metodo ha utilizzato i social e il web per raccontare sé stesso e le proprie abitudini di acquisto. Senza filtri. Se non quelli di Instagram che hanno reso le sue foto più cool e professionali. Le foto contano, ma la “storia” conta di più.

La differenza sostanziale tra il testimonial e gli influencer sta tutta qua : quella dell’influencer è un’esperienza più umana, spontanea.

Scegliere l’ambasciatore giusto per il proprio brand non è cosa facile. Le tre parole chiave che dovrebbero guidare nella scelta sono : autenticità, fiducia e credibilità.

E se prima si investivano cifre da capogiro per ingaggiare un vip e farne il protagonista di uno spot, adesso basta un “post” (che se ci pensate è l’anagramma di “spot”) di un blogger o uno youtuber e con poco budget si possono ottenere risultati migliori.  

Già ma come si sceglie un influencer? E quanto guadagna?

Ve lo raccontiamo nel prossimo articolo.  

Print Friendly, PDF & Email