Avete presente il telecomando? Ricordate i libri game degli anni ’80? Mettete insieme le due cose e avrete…il futuro.

Black Mirror, la serie televisiva in onda su Netflix scritta da Charlie Brooker, nota per esplorare il lato oscuro della tecnologia, è probabilmente la più twittata, cliccata e cercata in questi giorni per aver segnato una rivoluzione storica nel rapporto tra media e pubblico.

Il 28 dicembre 2018 è andato in onda l’episodio Bandersnatch, il primo tentativo mainstream di gameplay basato  su una piattaforma di streaming.

Per la prima volta il pubblico di una serie tv decide non solo cosa farà il protagonista ma anche il finale.

Si tratta di un film interattivo che, rimanendo fedele alla natura creativa di Black Mirror, permette al pubblico di intervenire nella storia selezionando due voci che appaiono sullo schermo. Il pubblico agisce  per conto del personaggio protagonista, decidendo non solo il cibo che mangerà ma anche cosa fare della sua carriera o della sua salute. Man mano che la trama progredisce Netflix raccoglie i dati relativi alle scelte:  il plot viene così personalizzato a seconda dell’utente che vi partecipa.

 

 

A dire il vero non è proprio il primo esperimento.  Lastessa Netflix un anno fa aveva mandato in onda Il gatto con gli stivali Buddy Thunderstruck: La busta dei forse, due serie per i più piccoli in cui allo spettatore veniva chiesto di usare il telecomando, il mouse o il joypad per scegliere come proseguire il racconto. Ma di sicuro è il primo caso in cui una serie così importante sperimenta l’interattività con lo spettatore e gli permette di scegliersi il “suo finale”. 

Un altro esempio di “finale alternativo” legato ad un prodotto mainstream è stato probabilmente il film IT, nella versione del 2017 di Andy Muschietti, ispirato al best seller di Stephen King. In occasione dell’uscita dell’home video,  era presente un finale alternativo rispetto alla versione cinematografica. 

Esperimenti di questo tipo, oltre che nei libri o nei video-games, sono presenti già da qualche anno su Youtube.

Uno dei primi e meglio riusciti è stato “The Birthday Party: A Chad, Matt & Rob Interactive Adventure!”, la storia di tre ragazzi che devono arrivare ad una festa senza farsi uccidere. Ogni video termina con una doppia opzione tra cui scegliere.

 

 

E’ possibile usare la tecnologia delle “sliding door”, ovvero della scelta multipla, anche in una strategia di comunicazione nel web-marketing? Certo che sì. Uno degli esempi più divertenti su Youtube riguarda Unicredit , che nel 2011 ha lanciato uno spot interattivo per promuovere la sua Genius Card. Uno studente trascorre una notte da leoni e al mattino seguente si ritrova senza soldi e con delle spese urgenti da saldare. Come farà ad uscire dall’impiccio? Al pubblico l’ardua scelta: 

 

 

Ogni episodio di Black Mirror è un ammonimento su come la tecnologia di oggi potrebbe rivelarsi deleteria domani.  Soprattutto quella usata in maniera compulsiva.

Ironia del caso, proprio Bandersnatch contiene al suo interno una possibile minaccia.

Secondo alcun, infatti, la tecnologia interattiva sarebbe potenzialmente progenitrice di una nuova forma di sorveglianza, che potrebbe invadere la nostra privacy sotto le mentite spoglie dell’intrattenimento.

Bandersnatch analizza l’idea del libero arbitrio. Ma un altro tema parallelo è l’erosione della nostra privacy personale.  Sei davvero e tu a scegliere la tua avventura,  o Netflix sta scegliendo per te?

Black Mirror potrebbe guardarti. E le sue storie non hanno generalmente un lieto fine.

La piattaforma di streaming americana ha già attivo un algoritmo che utilizza i nostri dati a fini “commerciali” , che utilizza per “suggerirci” le serie ed i film da guardare in base ai nostri gusti. Questo tipo di meccanismo è utilizzato anche da Facebook, Youtube e Spotify. Le informazioni raccolte attraverso Bandersnatch (ad esempio, l‘inclinazione alle scelte violente) vengono salvate dalla piattaforma in cloud. 

Dalla lettura dell’informativa sulla privacy di Netflix e della policy sul suo algoritmo non è chiaro se i dati delle scelte degli spettatori di Bandersnatch saranno utilizzati al di fuori della visione dell’episodio. 

Siamo davvero sicuri che scegliere il finale di un film sia sinonimo di libertà?

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